Abitare liquido

 

 

L’attitudine che ci porta a cambiare sempre più frequentemente i luoghi che viviamo e il modo in cui li viviamo potrebbe essere il risultato di uno stravolgimento delle nostre abitudini, che si adattano a nuove esigenze di sempre più breve durata. Basti pensare a quello che sta accadendo a San Francisco, dove edifici come la sede di Twitter ospitano al suo interno organic market o cafè dove è possibile fare la spesa o passare il proprio tempo libero.

Creiamo di fatto piani per un futuro sempre prossimo cercando di evitare di pensare ad un tempo troppo lontano perché in realtà non sappiamo cosa ci riserverà il giorno successivo.

 

Per Bauman, viviamo nella società postmoderna, caratterizzata da instabilità e insicurezza, a cui stiamo rispondendo facendo forza comune, creando rapporti di cooperazione e muovendoci sempre più verso uno stile di vita collettivo.

Il filosofo, ha fondato le sue teorie sul concetto di pensiero liquido, che usa per descrivere il mondo che viviamo dove persi i punti di riferimento solidi, quelli a cui da sempre ci siamo aggrappati per costruire il nostro essere, restano i riferimenti liquidi, cioè basati sul concetto di trasformabilità in un lasso di tempo molto breve.

 

Ma questo cambiamento come si esprime in architettura?

Come già detto non abbiamo punti saldi a cui guardare e dobbiamo ripensare le nostre città in base a nuove necessità, modificando le nostre case, i nostri quartieri e soprattutto il modo in cui li viviamo.

Potremmo partire quindi dalla domanda: “Per quanto e in che modo vivrò questo luogo?”.

O chiederci se questa insicurezza e questo modo di pensare diventeranno il mezzo con cui agiremo o se si tratta solo di una fase di transizione tesa a ritrovare una nuova stabilità.

  

Lorenzo Morelli