Asklepieion di Pergamo

 

“Ci sono architetture che sono pure; ci sono architetture che sono l’origine delle cose. Ci sono architetture dove c’è dentro tutto. Villa Adriana. La prima volta che sono andato a visitarla ero con Peter Eisenman che mi fece osservare come da Villa Adriana si snodano infiniti progetti e percorsi. C’è una strada che va verso Aldo Rossi, una che porta verso Liebeskind, un’altra che va verso il decostruttivismo e altre ancora verso il razionalismo, il classicismo… Essa è l’origine perché è didatticamente infinita, al suo interno ci sono miliardi di progetti. L’altra architettura che da sempre mi affascina e che ho scoperto durante gli studi per la tesi è l’Asklepieion di Pergamo. E’ un’ architettura al cui interno trovi sempre la risposta a tutto, è un progetto che insegna a tutti noi la capacità degli oggetti di stare vicini e fare sistema. Per me l’Asklepieion di Pergamo è il punto di partenza di ogni cosa. Personalmente, a proposito dello stile, io non credo che l’architettura debba seguirne sempre uno ben definito. L’architettura dovrebbe seguire un desiderio e soddisfarlo. Mi ha sempre colpito la capacità di riconoscere in un volto un progetto compiuto; io  cerco sempre nelle architetture che mi stanno vicino se esse sono progetti compiuti oppure no. Villa Adriana lo è. L’Asklepieion di Pergamo lo è. L’ultimo riferimento di cui voglio parlare è la misura. Misura significa far accadere le cose secondo un’ idea di costruzione delle parti che abbiano un senso compiuto, un senso rispetto a un desiderio, rispetto a una storia che viene raccontata. La misura fa funzionare la musica. La misura fa funzionare l’architettura.”