Binomio di privilegio

 

 

In occasione della conferenza "Arch and Art”, svoltasi in Dipartimento nella giornata dedicata al maestro Spalletti, ho avuto la possibilità di riflettere sul binomio arte architettura. Ho provato a interrogarmi con curiosità sul loro rapporto e in una prima analisi mi è apparso standardizzato: ridotto alla classificazione in discipline e corsi di studio.

In fondo, non è più possibile essere un architetto o un artista di bottega, come accadeva nel passato, quando bastava seguire le orme di un maestro imparando semplicemente dal proprio vissuto. Non è immaginabile agire solo d’istinto come accadeva agli uomini che vivevano a strettissimo contatto con la natura, quando, senza alcuna nozione acquisita, riuscivano a mostrare grandi abilità espressive, dimostrando che il desiderio di esprimersi artisticamente è insito nella natura dell'uomo.

Arte e architettura, insieme, sono sempre state lo specchio di un determinato ambiente culturale e politico, in cui la società si è spesso riconosciuta ed è stata in grado di rappresentare e scandire le diverse epoche. La distinzione netta di queste due discipline, in settori completamente autonomi, porta alla perdita di valore identitario.

Arch and Art è stato un evento di notevole rilevanza culturale, nei giorni della Design week 2016 la rivista Domus, pioniera del rapporto tra arte e architettura, ha voluto riproporre ai nostri occhi questa relazione, mostrando che artisti e architetti possono cooperare in armonia, senza rinunciare allo scontro e al dibattito, mostrando una collaborazione che produce comunque spettacoli inaspettati.

L’ingranaggio per un perfetto incastro potrebbe essere il linguaggio. Attraversando i padiglioni mi è sembrato di percepire che il dialogo tra le due “discipline” abbia prodotto un effetto di sorprendente unicità, tanto da ritrovare quella spontaneità e quell'istinto artistico, possibile anche oggi, proprio come nel passato. 

Maura Costantino