WOO_interview

Marcello BUCCOLINI

Il tema editoriale di WOO è riferito ai docenti che sono passati per il dipartimento  lasciando un segno,un'identità.Qual è oggi l'identità dei vostri dipartimenti?

 

Oggi l'identità di questo dipartimento è legata in maniera stringente a quanti sono scorsi in quella che è stata la nostra identità passata, che si è modificata in  maniera sostanziale di recente. Sapete, che in qualche modo, noi adesso rappresentiamo quella che è la fusione di due facoltà vere e proprie cioè la facoltà di scienze e la facoltà di ingegneria. Si è riunito tutto in quello che è l'attuale dipartimento INGEO: ingegnerie e geologia, questa identità ne fa una peculiarità in campo nazionale. Credo che il nostro dipartimento sia, probabilmente, l'unico che riunisce competenze con queste caratteristiche cioè ingegneri e geologi. E' chiaro quanto questa sinergia possa costruire, attualmente, qualcosa di estremamente importante, penso ad esempio alle problematiche legate al territorio e alla sua gestione, situazioni come quelle abruzzesi, si parla molto ultimamente di rischio idrogeologico, rischio sismico. Quindi si capisce bene quanto l'unione di queste competenze possa creare e costituire un entità di riferimento, non sono in campo regionale ma anche nazionale e questo potrebbe benissimo allargarsi ad una sinergia con la parte di architettura. Pensiamo ad esempio alla pianificazione territoriale, si sente sempre di più questa esigenza di contatto diretto tra pianificatori, ingegneri, geologi; infatti l'uso del territorio non può prescindere da quelle che sono le conoscenze e le caratteristiche della stessa. Questa è l'identità forte, attuale di questo dipartimento che proviene da quella che è stata la storia, dal passato, dal corso di laurea di geologia presente da ormai più di vent'anni, da quella di architettura che c'è da ancora prima,con la quale abbiamo delle collaborazioni, e da quella di ingegneria più giovane. Si è andata a creare una sinergia con queste nuove entità, che ci colloca ai vertici in Italia, abbiamo questa singolarità che va sfruttata sia per la ricerca ma anche per la didattica.

 

Cosa può offrire, ai giovani, il dipartimento di InGeo e cosa può fare per  ridurre le distanze con il mondo del lavoro?

 

Quello che ho precedentemente detto anticipa un po questa domanda, cioè proprio questa sinergia tra queste competenze diverse, questo è proprio quello che può offrire questo dipartimento. Poi, il grosso problema, come appena detto, è quello di avvicinare gli studenti e i giovani laureati al mondo del lavoro Cosa fare? Su questo tema è molto importante stare al passo con i tempi, verificare quella che è l'effettiva richiesta del mondo del lavoro e nel contempo adeguare i corsi di laurea alle competenze che vengono richieste. Questa è una cosa che abbiamo già fatto infatti, noi da quest'anno abbiamo un nuovo corso di laurea magistrale per la geologia, totalmente rivisitato proprio sulla base di quelle che sono le nuove richieste: parliamo di rischi, parliamo di risorse e  risorse naturali. Abbiamo fatto un percorso che ha recepito, per quanto possibile, quelle che sono le richieste del mondo del lavoro, lo stesso accadrà per ingegneria. Sta per avviarsi,proprio in questi giorni, una rivisitazione del percorso di studio che dovrà tener conto di quelle che sono le esigenze del mercato del lavoro. Capite che questo è qualcosa che va costantemente aggiornato, monitorato, richiede uno sforzo da parte dei docenti ma anche uno sforzo da parte degli studenti ad avere una mentalità aperta su quelle che possono essere i nuovi sbocchi e le nuove prospettive professionali. Sapete che molta della crisi che c'è è legata al vecchio concetto del  famoso pezzo di carta, il pezzo di carta c'è è si usa ancora ma deve portarsi dietro una preparazione adeguata. Anche in questo caso l'importanza qual'e? Sinergia  studente-docente. Questo credo che sia uno degli obbiettivi da perseguire.

 

L'ultima riforma universitaria Italiana è stata quella dell'ex ministro Gelmini, entrata in vigore nel 2011. A distanza di quasi 3 anni dalla sua emanazione quali risultati, siano essi positivi o negativi, ha prodotto all'interno dell'università?

 

Adesso, sinceramente, valutare quelli che sono gli effetti non è facile, io non riesco ad individuare al momento effetti positivi ad essere sincero. Questo non perché magari non ce ne saranno ma, ancora non si riescono a valutare perché si è assistito, in questo ultimo periodo, ad una burocratizzazione di quella che è l'università, che è qualcosa di asfissiante. Tutto questo porta ad una disaffezione da parte dei docenti di quella che invece dovrebbe essere la ricerca, la didattica che sono poi i compiti peculiari e dalle priorità. A tutto questo poi si aggiunge la carenza di fondi, capite che i problemi sono molti e valutare effetti positivi, che mi auguro ci saranno, è molto difficile. La carenza di fondi è un problema generale di tutte le università italiane e che si ripercuote anche sull'efficienza della didattica. Immaginate che noi abbiamo tre corsi di laurea: scienze della terra, geologia e ingegneria dove le attività di laboratorio sono molto importanti, le attività sul terreno che comportano il dover andare e restare fuori, tutte dinamiche che richiedono investimenti. A questa carenza tentiamo di sopperire, in parte ci stiamo riuscendo, con la disponibilità e la volontà dei docenti e  in alcuni casi degli studenti.

 

La carenza di fondi adeguati, porta le università a fare delle scelte, privandosi a volte di elementi fondamentali per il corretto svolgimento delle sue attività. Secondo voi cosa non dovrebbe mai mancare in un Dipartimento di Architettura\InGeo che invece qui manca e cosa avete intenzione di fare a tal proposito?

 

In parte ho già risposto. Spesso di parla della carenza della ricerca in Italia e sapete che siamo tra i paesi in cui i fondi destinati a queste attività sono tra i più bassi in assoluto ma, quando i fondi ci sono i ricercatori italiani emergono. L'altro giorno sentivo un intervista sulla raccolta fondi di Telethon e i ricercatori che possono accedere a quei fondi sono ai vertici assoluti, mondiali; questo sta a dimostrare che quando i mezzi ci sono si fa e si fa molto. Considerate che non ostante  la carenza dei fondi dell'università italiana, in molti campi e uno di questi è l'ingegneria e scienze della terra, guardando i riferimenti nazionali siamo tra i primi tre, quattro paesi nonostante il rapporto tra  il numero di ricercato e di fondi

 

Qual è l'impronta che vorreste lasciare voi all'interno del  dipartimenti alla fine del mandato da Direttore?

 

Qui cercherò di essere ambizioso. Mi piacerebbe, che si ricordasse questo periodo come qualcosa che si avvia, che si possa portar dietro la caratteristica del dipartimento anche quando non sarò più io il direttore ed è quella di ricordare l'unione tra alte competenze, sia di ricerca che di didattica però associate all'entusiasmo. Vorrei trasmettere questo, io in prima persona e un po a tutti gli altri. Nel dipartimento ci sono alte competenze ma soprattutto c'è questo grosso entusiasmo, entusiasmo che deve coinvolgere quelli che fruiscono delle nostre attività, che sono in primo luogo gli studenti e i docenti. Mi piacerebbe lasciare questo marchio.