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Tornano a trovarmi generalmente agli inizi di settembre, ma riesco a sentire quanto gli sono mancata. Profumo di macchine, birra, frittura e delle risate della gente. In genere non mi sentite parlare, sono un spianata non troppo grande di mattonelle grigie; 328 giorni l'anno un parcheggio e i restanti 37 un po' di tutto. Nella mia vita ho incontrato milioni di piedi, si piedi, e per la maggior parte di loro io sono un po' come tornare a casa. Su di me hanno giocato, riso, pianto, si sono lamenteti del mondo, si sono innamorati di tipi stani e qualcuno ha addirittura scritto canzoni, come se fossi qualcosa di importante. Vivo abbastanza vicina al centro da venir spesso dimenticata e questa ritengo sia la mia più grande forza. Una vita dentro un'altra: più energica, veloce, rumorosa... mentre io resto qui, stanca ma sempre allegra, negli ultimi anni un po' ingrassata per via delle caramelle e dei gelati caduti a terra. Non ho fontane, alberi che possano fare ombra, fioriere decenti. La rampa che hanno costruito (la cosa più nuova nei dintorni) è tela per le bombolette del vicinato e la strada qui dietro puzza di spazio dimenticato, eppure, inspiegabilmente tornano tutti, sempre. Di quei 37 giorni, 8 vengo occupata da un palco, ogni anno più piccolo e ogni volta più pieno. Saltano, ballano e si avvicinano di nuovo piedi che abitano a 100 metri di distanza e lo dimenticano. C'è una ragazza dai piedi magrolini, che corre su di me da quando portava il 24 di scarpe e adesso torna ogni volta a lamentarsi degli esami, ecco in quei casi vorrei mandarla via, ma non sarebbe cortese, nel bene o nel male ormai è di famiglia. E in fondo, prima o poi, che io lo voglia o no, vanno via tutti, cercando nuovi meravigliosi posti da calpesatre. In fondo sono solo una vecchia piazza di periferia, ma per sempre la loro città nella città.

 

Chiara Sileno.