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Ogni giorno è la stessa storia in Via Panelli 103, in questo condominio c’è sempre qualcosa che non va. Sento che oggi sarà una giornata faticosa, affollata da lamentele e brusii per le scale. Credo sia andata via la luce, la guardiola improvvisamente si è abbuiata, proprio mentre provavo a leggere un nuovo capitolo del mio libro. Prima che tutti i condomini inizino ad accalcarsi qui davanti devo immediatamente provvedere a riparare il guasto. So perfettamente chi potrebbe darmi una mano. Lo chiamo subito. Spero solo che questa mia insistenza non gli faccia pensare che io sia una psicopatica compulsiva con un’ossessione incontrollabile nei suoi confronti, anche se, in effetti, lo chiamo abitualmente, direi quasi tutti i giorni, anzi direi due volte al giorno. Potrei sembrare quasi ossessionata dall’elettrauto, quasi perché le mie telefonate restano professionali e distaccate. Non vorrei dare troppo nell’occhio, ma mi piace così tanto ascoltare la sua voce maschia e autentica, per poi vederlo precipitarsi e capire che il suo aiuto è quasi inutile, dato che la sua abilità nel campo è pari a zero, ma il suo impegno e la sua professionalità sono così magnetici che non posso farne a meno. Mi prometto, da un po’ di tempo a questa parte, di cessare le telefonate e riuscire almeno a sfiorare l’idea di parlarci; sì perché questo mio amore potrei definirlo piuttosto platonico, il dialogo che ho con quest’uomo si limita alla durata di una telefonata. La sua presenza mi imbarazza e per questo tendo a starmene seduta nella guardiola e limitarmi a riferire le istruzioni giuste per fare fronte al guasto giornaliero. Eccolo, così serio e professionale, ora sicuramente non saprà dove mettere le mani, ma la sua caparbietà è davvero da apprezzare. Mi auguro che possa riparare il guasto, ho davvero bisogno di finire il mio capitolo.