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Sono in palestra ad arrampicare. Questo è il mio posto, è dove ritrovo la mia spensieratezza. Sento il telefono squillare, non voglio rispondere. Quando sono qui, voglio restare sola con me stessa. Squilla ancora. Ancora. Rispondo. È lui, di nuovo Francesco. Questa volta di cosa avrà bisogno? Si sentirà solo lì su nell'attico? Devo aiutarlo ad aprire l'ennesima scatoletta di tonno? Ah no, va sempre peggio, ma ho quasi indovinato. Oggi ha bisogno della mia compagnia, ha paura del buio! Si è già precipitato giù per le scale davanti il portone del mio appartamento. Mi aspetta. Non cambierà mai, sempre alla ricerca di qualcuno che vada a risolvere ogni suo minimo problema. Tipico figlio di papà! Potrei correre ad aiutarlo, come sempre d'altronde, o potrei lasciargli risolvere il problema da solo, prima o poi dovrà imparare a cavarsela.

Ed al suo ennesimo "Ti aspetto" riprendo ad allenarmi.