CRYPTA BALBI

 

“Quale è il ruolo dei riferimenti per uno studente di architettura? Come possiamo utilizzarli in modo efficace nei nostri progetti senza cadere in errore?”. Secondo il professor Varagnoli, la storia è un prolifico deposito di progetti da rileggere e riportare in vita per la creazione della nostra forma mentis. Tuttavia, ciò è possibile solo a due condizioni: selezione e ascolto. Ogni programma ha le proprie specificità, che vanno considerate e rispettate, facendo “sedere il monumento sul lettino” per capire quale modalità d’azione sia conforme con le sue esigenze e dar vita, quindi, a soluzioni uniche. Da qui la scelta di progetti-guida con punti di partenza simili al caso in questione. In più, per superare il divario iniziale tra sapere teorico e pratica progettuale, è strettamente necessaria la capacità di saper leggere la citazione scelta: la cultura ci offre gli strumenti per inquadrare e conoscere logiche e segnali di un’opera; porre queste coordinate al vaglio della critica, poi, consente di porsi delle domande chiave per comprendere il passato e valutare quali possano essere le strategie del futuro. Un giorno ho letto: “Quel che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo”, ovvero rendilo tuo, analizzalo a fondo (Goethe). Mi colpisce molto, inoltre, il pensiero di Cesare Brandi, secondo cui un’opera non è un totale, fatto di singole parti, ma un intero, per cui ogni suo componente ne ricostruisce la logica di base. Ciò rimarca l’importanza di seguire un filo conduttore, un desiderio direi, che tiene insieme tutti gli elementi di un progetto, instaurando tra loro una relazione. Il restauro è fatto di relazioni, in particolare di rapporti tra le diverse epoche che si sono susseguite nella vita di una fabbrica. Durante l’intervista il prof ha posto più volte l’accento sull’importanza dell’operato di un restauratore, che sta proprio nel considerare tutte le fasi di un monumento, mettendole in connessione tra loro e creando un dialogo. Esemplare sotto questo punto di vista, è il progetto di restauro della Crypta Balbi a Roma, un complesso sito archeologico che si snoda attorno ad una piazza porticata ribassata, la crypta appunto, circondata da botteghe, che un tempo rappresentava un vero e proprio luogo di incontro per tutta la cittadinanza. La complessità del progetto, deriva dalla compresenza di edificazioni risalenti ad epoche diverse: ognuna di esse è stata restaurata seguendo il metodo più appropriato, ma tutte sono state inserite in un quadro generale nel quale si rafforzano a vicenda: l’intervento moderno non è in contraddizione con l’antico, anzi lo completa, o addirittura si fa da parte per far risaltare la millenaria sapienza costruttiva. Un percorso itinerante, inoltre, concretizza questa unione, e guida il visitatore in un viaggio nel tempo in cui ogni blocco è un tassello della stratigrafia complessiva. Il paesaggio che ne scaturisce, ricorda quello delle vie della Necropoli di Sovana, nell’Italia centrale, in cui pianure ondulate che sembrano in linea tra loro, con grandi alberi ai bordi, nascondono in realtà profonde gole, scavate da fiumiciattoli, che creano un mondo a parte e ci invitano ad avere uno sguardo diverso e percepire le cose da diverse prospettive.