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Leandro D'ALESSANDRO

Qual è il primo ricordo che le viene in mente legato alla Facoltà di Architettura di Pescara?

 

I ricordi sono moltissimi, dato che a Chieti ho trascorso gli ultimi venti anni della mia vita universitaria.

Il primo ricordo risale al 1992 ed è legato a tutte le attività, le riunioni e le discussioni svolte nell’ambito del Comitato Ordinatore per la fondazione della Facoltà, voluta dall’allora Rettore, Prof. Uberto Crescenti. Non senza difficoltà abbiamo costruito una Facoltà dal nulla di cui poco tempo fa è stato festeggiato il ventennale.

La più grande emozione è stata, tuttavia, quella di vedere il primo laureato in Scienze Geologiche che arrivava alla fine del suo percorso di studi. Questo primo laureato, per altro, è oggi un valido ricercatore del nostro Ateneo.

Dal punto di vista scientifico, i ricordi più vivi risalgono ai numerosi convegni tenutosi nel nostro Ateneo (posso menzionare quelli del 1987, 1999, 2001). Studenti, ricercatori, docenti, associazioni scientifiche, insieme a tecnici, ordini professionali e politici di livello regionale e nazionale, hanno dato vita a eventi di grande rilevanza su temi fondamentali e ad oggi sempre più sentiti, come la conoscenza del territorio e delle sue pericolosità naturali, consideranto quelli a me più vicini; questi eventi hanno consentito, inoltre, di mostrare tanti studi e ricerche in corso nel Dipartimento fin dalla sua nascita.

 

Uno dei fenomeni che ha interessato la Facoltà di Architettura di Pescara fin dalle sue origini è stato quello della TENDENZA. Che cos’è la TENDENZA? e cosa ha rappresentato per lei?

 

Il Dipartimento ha, da subito, raccolto docenti e ricercatori che si sono occupati e si occupano di settori diversi delle Scienze della Terra, dando contributi importanti in diversi ambiti a livello sia nazionale che internazionale. Possiamo menzionare la Geologia in generale, e più in particolare la geologia strutturale e dei terremoti, la geologia stratigrafica e, guardando al di fuori del Pianeta Terra, la geologia planetaria; aggiungiamo inoltre la mineralogia e la petrografia; da ultimo la geologia applicata e la geofisica ed infine la geomorfologia, ambito quest’ultimo di cui mi sono occupato personalmente col mio gruppo di ricerca.

Per quanto riguarda i risultati non posso che menzionare le numerosissime pubblicazioni scientifiche di livello internazionale nelle tematiche appena indicate. Altri risultati molto concreti e di base per la conoscenza del territorio, in particolare di quello abruzzese, sono i numerosi Fogli della Nuova Carta Geologica d’Italia in scala 1:50.000 realizzati dal Dipartimento in collaborazione con Regione Abruzzo e Servizio Geologico d’Italia e ha cui ha collaborato un gran numero di componenti del Dipartimento.

 

Cosa pensa di aver lasciato in questa facoltà?

 

Sicuramente posso dire su cosa mi sono concentrato, ossia sul costruire un corso di laurea in Scienze Geologiche, poi col tempo e con le riforme diviso in un Corso di Laurea triennale e un Corso di Laurea Magistrale. Penso di aver lasciato un Corso ben strutturato e consolidato come organizzazione e come numero di studenti, anche nel confronto a livello nazionale. Penso anche di aver lasciato una squadra di persone in grado di condurre e migliorare sia l’attività didattica sia la ricerca in ambito nazionale e internazionale.

 

Nella sua carriera ha affrontato realtà accademiche diverse. Esistono dei caratteri distintivi riconoscibili nei diversi atenei? Se si quali sono?

 

Ogni realtà accademica ha ovviamente le sue peculiarità, ma le similitudini sono anche molte. Un carattere distintivo è legato sicuramente alle dimensioni degli Atenei ma anche dei Dipartimenti. Atenei di dimensioni maggiori sono da un lato più dispersivi, ma consentono dall’altro maggiori possibilità di confronto con realtà diverse. Atenei di dimensioni medie (come l’Ateneo d’Annunzio) danno ampie possibilità di confronto senza la dispersione di un grande Ateneo. In questo risulta fondamentale la strutturazione in Campus che la d’Annunzio ha raggiunto progressivamente nel tempo attorno a due poli, quello pescarese e quello chietino. Questo è un carattere distintivo fondamentale che accomuna molti Atenei e che, a mio avviso, migliora notevolmente la vita accademica sia dei docenti e ricercatori sia degli studenti.

 

Qualora dovesse tornare ad insegnare a Pescara, quali esperienze fatte cercherebbe di introdurre nella realtà del Dipartimento di Architettura?

 

Uno degli elementi che ritengo fondamentale è il legame con il territorio in cui gli studenti vivono, tenendo conto per altro che al nostro corso di Scienze Geologiche, sono iscritti studenti sa numerose regioni del centro sud. La conoscenza e il legame con il territorio sono sicuramente elementi da incrementare sempre di più. Come d’altra parte deve essere aumentata l’internazionalizzazione; sempre più studenti devono muoversi con le opportunità che l’Ateneo fornisce (per es. Erasmus).