DEI MONDI E DELLE CULTURE

Il Corso di Laurea in Design dell'Università Gabriele D’Annunzio – Dipartimento di Architettura di Pescara, partecipa al Fuori Salone della Milano Design week, Precisamente nel distretto del design di Lambrate, in via Massimiano 6 e Via Sbodio 9, con una rassegna di progetti elaborati dagli studenti, nelle tre filiere di Product design, Interior design, Design della comunicazione.

“DEI MONDI E DELLE CULTURE, progetto di allestimento di uno spazio in grado di rappresentare i processi di globalizzazione in atto. DI-STANZE - lo spazio dell’incontro / otto cubi per cambiare il mondo”, questo è il tema dal quale noi studenti di Interior Design siamo partiti per sviluppare il progetto. Allestire otto cubi che avessero come unico vincolo una misura di 4,20 metri per lato. Poteva sembrare semplice, ma le indecisioni, i cambi di rotta, le difficoltà, hanno dimostrato il contrario.

 

Da cosa partiamo?

 

 

 

La prima domanda è sorta spontanea quando abbiamo dovuto pensare non tanto alla superficie calpestabile, quanto alle altezze, che destavano non poche preoccupazioni.

Una prima idea era diretta su un allestimento temporaneo, costituito da due distanti e uguali strutture collegate tra loro tramite un ponte pedonale sospeso da terra. 

Pensavamo di sensibilizzare l’uomo in merito al problema dell’inquinamento e dello smaltimento dei rifiuti, facendogli percorrere l’installazione; una lezione accelerata raccontata con linee guida, per illustrare come riciclare in modo corretto e spiegare attraverso degli step il riutilizzo delle materie utilizzate giornalmente. Il tema del riciclo è molto importante, ma l’idea in sé era complicata da trasmettere e l’allestimento poteva sembrare forzato in una struttura temporanea.

Abbiamo iniziato a pensare a qualcosa di più pratico e utile, mossi anche dall’interesse verso alcune parole chiave: passaggio, unione, movimento.

La conseguenza è stata naturale: un ponte.

Un ponte pedonale, che nascesse dall’accostamento di questi 8 cubi.

 

Ma come assemblarlo?

 

Il ponte era abbastanza lungo e l’acciaio sembrava la soluzione migliore. Abbiamo fatto uno studio sul comportamento del materiale alle sollecitazioni, uno studio sulle lunghezze dei pezzi, accostamento e assemblaggio. Ispirandoci a Pescara e al suo fiume che taglia in due la città, abbiamo pensato di installare questo ponte su un corso d’acqua, per un collegamento veloce tra le due sponde. Le parole chiave sono aumentate: collegamento, cordialità, praticità.

 

 

Come possiamo cambiare il mondo con questo grosso e pesante ponte?

 

Abbiamo pensato: "Il concetto di base c’è ma non è abbastanza forte e non lo sentiamo ancora nostro". 

É difficile pensare di cambiare il mondo. Un po’ meno difficile è provare a compiere un gesto che possa rendere migliore la vita delle persone, anche solo per un momento. Da questo è diventata chiara nella nostra mente l'idea di sviluppare una ricerca finalizzata ad intercettare e studiare l’operato di alcune tra le più importanti associazioni umanitarie che operano sul nostro pianeta. Lo studio dell’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) e dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA) ci ha portato a conoscere i Rohingya, una minoranza islamica presente nello stato di Rakhine. Non sono riconosciuti come cittadini, bensì come uno dei 135 gruppi etnici presenti nello stato e sono considerati immigrati illegali, quindi viene negato loro ogni diritto. Ottengono supporto, appunto, da alcune associazioni umanitarie, che offrono rifugi e impianti di acqua potabile.

 

Un ponte galleggiante?

 

Il cubo, tema ed elemento chiave del progetto, viene adattato per consentire gli sposamenti e raggiungere le colonne di acqua durante le piogge monsoniche, che in condizioni di normalità ostacolano il passaggio tra i vari campi. A questo punto la struttura al quale pensavamo ha trovato la sua forma definitiva. Un ponte modulare e galleggiante, costruito con l’utilizzo di materiali economici e riciclabili e ben ancorato al terreno, che permette la percorrenza anche a mezzi di soccorso, andando oltre la sua funzione pratica per diventare simbolo di aiuto concreto e unione.

A tal proposito sembrano indicate le parole di Erri De Luca:
 

“L’unica opera edilizia cordiale è il ponte che invece di dividere vuole unire, nel collegare scavalca le rivalità; parola che proviene, appunto, dallo stare in due rive opposte”.

 

 DANIELE AMODIO –

 

 

DinDesign

Lambrate Design District 

Via Massimiano 6 - Via Sbodio 9