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Enrico SPACONE

 

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INTERVIEW

Prof. Ing.

Enrico

Spacone

Da quando è stato nominato direttore del d'A, qual è stata la  difficoltà più grande incontrata?

 

Una scuola di ingegneria aiuta a far crescere architettura e viceversa e questo è un messaggio difficile da far passare. L’altra difficoltà è far comprendere ai prof. che l'università sta cambiando, i dipartimenti hanno molte più responsabilità rispetto a prima.

 

 

Come viene valutata la sua organizzazione universitaria e di cosa ne va fiero?

 

Ingeo è una creatura che stà imparando a camminare. Vado fiero dell' ottimo rapporto tra il dipartimento di ingegneria, quello di architettura e quello di geologia, perché sono tre discipline che si complimentano. Io dico che si può sempre migliorare, lo dico soprattutto a voi studenti...mai accontentarsi.

 

 

Come s’insegna l’Ingegneria civile ai giorni nostri?

 

L’ingegneria civile in quanto tale è una di quelle scienze dell’Ingegneria che nel tempo ha subito meno scossoni,è un settore che in paesi come l’Italia è solido ed ha sempre avuto buoni riscontri anche nel mondo del lavoro. A Pescara ci concentriamo sull'aspetto della tecnica delle costruzioni e sull’ingegneria sismica. Tutto sommato non è cambiato moltissimo rispetto a molti anni fa, dovrebbe esserci più applicazione sul campo ed in laboratorio per capire ad esempio come si fa il calcestruzzo. Il laboratorio dovrebbe essere sfruttato meglio per la didattica, con i numeri dei nostri iscritti avremmo dei grossi problemi, un po’ per le dimensioni, un po’ per problemi di sicurezza. Se vi posso dare un suggerimento in questo … chiedete! L’università è vostra non mia! Molte delle idee che ho sentito venire fuori dagli incontri che ho fatto con ragazzi di ingegneria ma anche di architettura sono ottime. In Italia ogni volta che si fanno proposte si trova la maniera di mettere i bastoni tra le ruote tirando fuori sicurezza, infortuni, e cose del genere.

 

 

Quale ritiene essere il livello dei nostri laureati e in base a cosa lo valuta?

 

I nostri studenti hanno una buona preparazione,se non altro teorica, per quel che riguarda il campo delle costruzioni. Dobbiamo fare un altro sforzo per migliorare ulteriormente la nostra offerta formativa.Il corso di laurea,nascendo come costola di architettura, non ha tutte le competenze che avrebbe un corso di ingegneria civile. Si potrebbe,chiedendo aiuto agli ordini professionali,offrire dei corsi che in questo momento non possiamo coprire ad esempio costruzioni idrauliche.

 

 

In che modo, in qualità di direttore, pensa di poter sopperire alla carenza di strutture del dipartimento?

 

Una cosa che mi piacerebbe avere è uno spazio dove gli studenti possano lavorare, perché in questo momento il polo Pindaro ne offre pochi. Purtroppo per ora bisogna cercare di sfruttare al meglio le strutture che abbiamo perché, con i finanziamenti che si stanno riducendo, vedo difficile costruire nuove strutture.

 

 

Visti i nomi importanti che hanno contribuito alla crescita di questa facoltà fin dalle origini, oggi, quali Ingegneri vorrebbe invitare nella sua scuola?

 

Nervi! Sicuramente, lui è il primo; vorrei avere dei grandi progettisti che sanno anche fare ricerca. Penso che una facoltà, debba mettere insieme una parte teorica, quindi ingegneri che si occupano della meccanica di base, e dei bravi progettisti.

Quali relazioni intercorrono attualmente tra Dipartimento Ingeo e le Università straniere?

I rapporti in questo momento sono molto buoni, ma tra i docenti italiani e quelli stranieri. La sfida è allargare il rapporto agli studenti.

 

 

In conclusione ha la possibilità di lasciare un messaggio per i suoi studenti.

 

Dovete essere affamati di conoscenza, non guardate al voto. Se fate le cose seriamente, quello che imparate in ogni caso lo riuscite a vendere sul mercato.
Oggi, ve lo dice uno che ha viaggiato molto, diventa molto difficile trovare lavoro dietro casa come architetto o come ingegnere. Ma il lavoro c’è, bisogna solo andarlo a cercare.