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Lo spazio aperto tra il preesistente “polo Pindaro” e la nuova addizione dei laboratori progettati da Ludovico Micara, si presenta sostanzialmente come uno spazio di risulta tra i due edifici. Una sorta di scarto che fino a qualche anno fa era il retro dell’Università ed oggi, paradossalmente, si propone come nuovo centro di connessione tra vecchio e nuovo. Uno spazio che non è stato pensato per essere un luogo pubblico e che adesso, inaspettatamente, lo diventa a partire dall’uso che gli studenti ne fanno.

 

Fatte queste considerazioni il progetto evita di aggiungere nuove forme e nuovi materiali (per non creare ulteriori sovrapposizioni) provando ad ottimizzare l’esistente, restituendo il grande piano d’uso collettivo già presente, ma ancora in attesa di essere svelato. Un piano d’uso realizzato interamente in tavolato di iroko (galleggiante) che diventa pavimentazione, si inarca e piega a realizzare tavoli e sedute e rigira su se stesso per costruire spazi d’ombra e luoghi di sosta. Nello stesso momento, si alza sui muri laterali per proteggere i vani tecnici e la distribuzione degli impianti, asseconda gli ingressi alle aule che affacciano su questo spazio e costruisce uno spessore espositivo lungo tutto il prospetto.

 

È la reiterazione di una regola metrica e materica che nel ritmo e nelle diverse declinazioni caratterizza lo spazio, coniugandone le nuove funzioni:

 

  • come nel grande muro curvo che accompagna e separa la rampa ritagliando, lungo il suo perimetro alto quattro metri, grandi aperture per la realizzare una nuova stanza urbana dove si affaccia l’aula menouno utilizzata nel progetto come bookshop-caffetteria;

 

  • come nel recupero della copertura - sempre con lo stesso materiale - del lastrico solare degli impianti, dove la pavimentazione rigira sul fondo a costruire una serie di ombracoli come sfondo prospettico di una piazza che si affaccia sulla galleria sottostante;

 

  • come nella sistemazione a giardino del terreno incolto alle spalle dell’edificio degli impianti, dove isole di sosta, seguendo lo stesso ritmo della pavimentazione, si dispongono sotto le nuove alberature ad accogliere l’ombra per il ristoro nelle ore più calde;

 

  • come i piccoli pontili che attraversano il vuoto della galleria interrata, uno sulla piazza ed uno sul giardino, mettendo in comunicazione le quote del piano terra dell’esistente con quelle della sistemazione del nuovo progetto.

 

Tutta la galleria, infine è misuratamente punteggiata da alberi di Betulla, che raggiungono altezze anche di 20 - 30 metri, molto resistenti sia al freddo sia alla siccità. Alberi dalle note qualità estetiche dovute all’eleganza e alla luminosità del fogliame e al fusto bianco maculato, in grado di creare ombreggiamento in estate, sia all’interno della galleria che al livello del giardino superiore e di lasciar passare i raggi solari in inverno.

Il sistema di rinfrescamento della galleria è completato da ampie e diffuse vasche d’acqua a raso (3.30x1.80 m) capaci di alimentare, con l’ombra delle alberature, flussi di depression e microcircolazione di aria fresca, abbassando di 3-4 gradi la temperatura percepita nei mesi caldi.

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