L’UOMO

 

‘’La risposta non è semplice e io non mi sento di consigliare quasi nulla! ma se proprio devo sbilanciarmi i riferimenti che mi sento di suggerire sono due, e per di più entrambi generici: il primo è la storia, o meglio la conoscenza della storia della forma, solo che una volta acquisita, e acquisita bene, occorre dimenticarla e lavorare per sottrazione, per assenza di riferimenti, come se ogni volta che si progetta fosse la prima occasione in cui lo si fa. L’altro riferimento è l’uomo e il rapporto che questo ha con lo spazio. Adoperando un’espressione che mi irrita ma che nella circostanza è opportuna, “l’architettura a misura d’uomo”, si riesce a dare un'idea sintetica del secondo riferimento ma a patto che non si confonda la misura dell'uomo con la sola dimensione del suo corpo. La morfologia dell'uomo non coincide con la morfologia dell'architettura. D'altronde basta guardare alle grandi opere della nostra arte per scoprire che è proprio il fuori misura, o meglio la misura dello spirito, che detta le regole, che decide l'altezza dei gradini dello stilobate del tempio dorico e non la lunghezza del passo di Ictino. Insomma, nel progetto d'architettura la dimensione fisica dell'uomo conta, ma conta sempre meno di quella spirituale, di quella emotiva”.

 

 

Filippo Raimondo