La molecola della felicità

 

by ANDREA DI CINZIO

 

“È un destino felice che Giorgio Grassi dovesse finire con il costruire quella che è, fino ad oggi, la sua opera più bella”


Kenneth Frampton - DOMUS - 756 - 1994.

"In una società come quella moderna, che facilita la diffusione di eventi, il grottesco avrà sempre seguaci avidi di notorietà."


Salvador Lara Ortega - Loggia - 13 - 2002.

“Se questa opera si demolisce, avremo eliminato l’esempio più significativo di una posizione rispetto alle dovute permanenze dei grandi monumenti antichi”


Oriol Bohigas - LOTUS - 121 - 2004.

“Purtroppo i giudici ingiusti e ignoranti si riproducono nel corso della storia. Le male erbe non muoiono mai.”


Alberto Campo Baeza - LOTUS - 121 - 2004.

“Il recupero che oggi si realizza in Sagunto è esemplare perché sfida il mito romantico delle rovine, riscatta dall’oblio l’architettura antica come valore di civiltà”


Ignasi De Solà-Morales - LOTUS - 121 - 2004.

"La rovina è considerata una scusa per creare un nuovo lavoro, un atteggiamento inaccettabile dal punto di vista del rispetto dei monumenti storici, artistici e culturali"


A. H. Martínez - Tres décadas de conservación del patrimonio arqueológico en españa - 2012.

Se analizzassimo la felicità a livello fisiologico scopriremmo che altro non è che un ormone, prodotto dal nostro organismo, chiamato Serotonina. Si tratta di un neurotrasmettitore che viene rilasciato nel sistema nervoso centrale e che permette il regolamento dell’umore: maggiore è la concentrazione ematica, maggiore sarà allora la sensazione di gratificazione e gioia. La “molecola della felicità” è presente in ogni essere umano, eppure la sua sintetizzazione avviene in ogni persona in momenti e situazioni differenti. Questo accade anche quando la felicità entra in relazione con l’architettura. Prendiamo per esempio un progetto su cui le opinioni sono discordanti: il Teatro Romano di Sagunto. Qui, all’intenzione di rispettare l’intervento esistente, si contrappone quella di procedere con una demolizione. In questo progetto Giorgio Grassi, in un atto di felicità, cerca di dare nuova vita al teatro scenico romano. Il suo intento è di far diventare il teatro il fulcro di una restituzione a scala territoriale, appellandosi alla filosofia di restauro architettonico di R. Bonelli, ovvero “reintegrare e conservare il valore espressivo dell’opera attraverso la liberazione della sua vera forma”. Eppure la Corte Suprema, in una sentenza del 2008, sancisce la sua demolizione, poichè l’opera viola la legge spagnola sul patrimonio storico del 1985 per cui gli interventi non dovrebbero andare a intaccare lo stato ruderoso dei beni. Se ogni individuo a livello psicologico ha personali preferenze stilistiche ed estetiche, ed è quindi portato a provare felicità davanti a un’opera piuttosto che a un’altra, è allora possibile progettare con l’intento di creare atti di felicità comune?