Sul filo

 

 

Esiste un equilibrio sottile tra economia e cultura, equilibrio che non tutti sono in grado di percepire o meglio sottovalutano, in nome di una certa purezza dell’arte. Purezza che la rende di nicchia e di un apparente maggior valore. Accade per la musica, la letteratura, per tutti i linguaggi espressivi che rischiano la mercificazione. Vivono in una sorta di limbo, che vuole nobilitarli tra intenditori e allo stesso tempo renderli accessibili a più persone possibili. Nella strana paura che ciò che è popolare non sia più di qualità. Siamo portati a credere che le opere d’arte siano esenti da questo sistema che in realtà le ingloba del tutto. Quale miglior esempio della galleria d’arte. Un luogo misterioso in bilico tra regola e intuizione. Dove la tela più importante spesso diventa banalmente quella che raggiunge maggior valore economico. Non mi ero mai resa conto di quanto il marketing incidesse in un ambiente che ai miei occhi era sempre apparso aulico e distaccato dalle logiche materiali. Il gallerista mi appariva come un critico attento ma schivo, in cerca della stranezza più che della verità. Trovando invece delle figure d’altro tempo, dei veri e propri “mercanti” alla vecchia maniera. Nella giornata dedicata a Spalletti non poteva mancare un dei personaggi più influenti nel campo, Lia Rumma. Una donna caduta per caso in un lavoro diventato un destino.

Mercante, imprenditrice, spettatrice curiosa, che attraversa le gallerie del mondo per trovare le giuste opere da esporre, il giusto personaggio da portare al pubblico, in una ricerca che resta in modo sorprendente, sempre sul filo. 

Nelle sue gallerie leggo questa forte attenzione al rapporto vero con lo spazio e ciò che viene esposto, senza le “tante segretarie all’ingresso delle gallerie americane”, cosi come lei stessa descrive gli ambienti che ha scelto.

Mantiene nel suo aspetto come nel suo lavoro una semplicità che sembra non subire le pressioni del mercato, standoci perfettamente dentro. Ci sarà un qualche segreto dietro questa misura, o semplicemente fortuna ed esperienza?

Chiara Sileno