Time is Out of Joint

 

 

Con l’apertura della mostra Time is Out of Joint, inaugurata il 10 ottobre 2016, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea scrive un nuovo capitolo della sua storia portando a compimento un ampio processo di trasformazione attraverso la riorganizzazione degli spazi e la rilettura delle sue collezioni.  

Gli interventi sull’edificio, parte integrante del progetto espositivo, hanno riportato alla luce l’impianto strutturale di Cesare Bazzani del 1911, con la luminosità originale delle sale in una visione continua e in contiguità con i giardini e i cortili restituiti di nuovo ai visitatori.

 

La mostra, progetto di Cristiana Collu in collaborazione con Saretto Cincinelli e il Collegio tecnico scientifico, si dispiega e abita lo spazio interno ed esterno, contando circa 500 opere tra prestiti provenienti da musei pubblici e collezioni private.

Time is Out of Joint, il cui titolo cita i versi dell’Amleto di William Shakespeare, sonda l’elasticità del concetto di tempo, un tempo non lineare, ma stratificato, che sembra porre in atto il dilemma dello storico dell’arte Hans Belting “la fine della storia dell’arte o la libertà dell’arte”. È, dunque, il definitivo abbandono di qualsiasi linearità storica, per una visione che dispiega, su un piano sincronico, le opere come sedimenti della lunga vita del museo.

“Time is Out of Joint” mette in campo una eterodossia, una disobbedienza, una sovversione così naturale che si potrebbe definire con Jabes “uno dei momenti privilegiati in cui si ristabilisce il nostro equilibrio precario” e si configura un incipit. Un punto sorgente e una persistenza che mette fuori gioco qualsiasi certezza cronologica e mette in campo una temporalità plastica che si comporta come il bosone di Higgs, dipende dunque dal nostro sguardo. E con un vero e proprio montaggio, con la parzialità che ogni scelta e ogni selezione porta con sé, fa precipitare il tempo storico cronologico, anacronizza passato, presente e futuro, ricostruisce e fa decantare un altro tempo, mentre mette in evidenza intervalli e durate, riprese e contrattempi. Un tempo pieno di faglie, fratture, vuoti, scarti e scatti, che suggerisce molte combinazioni come quelle che Time, senza esitazioni, espone in piena luce. Ci muoviamo nello spazio attraversando le sale e le opere, dove le immagini sono fisse, in relazione simultanea tra loro, come se fossero prequel e sequel insieme: un cinema al contrario, dove la “fotografia”, la visione ha un ruolo chiave nel cristallizzare e trattenere tensioni così fertili anche nella loro composta presenza. Time dispiega un tempo cinematografico, un racconto, un flusso di memoria, un’anticipazione di quello che verrà e prova ad assomigliarci più di quanto faccia un libro di storia dell’arte.”

  

Cristiana Collu

[Direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea]