Una foresta su Marte

 

Per la 56esima edizione della design week, Palazzo Litta è di nuovo palcoscenico per il Design e l'architettura. Ogni anno proprio per quest’evento, il palazzo barocco trasforma il suo cortile in un luogo che ospita l'architettura temporanea. Nell’edizione passata accoglieva l’istallazione di uno studio di architettura di grande pregio, Diller Scofidio + renfro, quest'anno ospita invece un importante architetto emergente londinese, Asif Khan, già noto per i suoi padiglioni temporanei, come quello per le Olimpiadi di Londra 2012, Beatbox Cocacola, o quello per le olimpiadi invernali di Sochi, Megaface, entrambe strutture integrate con materiali hitech, che evocano scenari futuristici. Il padiglione progettato quest'anno richiama l’ambiente naturale, ma un ambiente ordinato, regolare, fatto di verticalità e materiali naturali, rievocando in un semplice pilastro in legno, un albero e le sue ramificazioni. Con questa semplicità, il cortile si carica di infiniti significati e valori che sta a noi ricercare e cogliere. L'installazione è di grande impatto, appena entrati nel palazzo l’ambiente appare colorarsi di rosso, data la colorazione del legno dei pilatri. Asif Khan usa questo trattamento per rievocare il Pianeta Rosso, Marte, ricreando un nuovo scenario futuristico, questa volta attraverso il colore.

Khan stesso afferma che "..la sfida principale era quella di instaurare un dialogo con il palazzo, con la verticalità…" e questo viene percepito dal visitatore che entrato resta stupito e incuriosito da uno spazio calmo e ordinato, che trasmette quasi un senso di timore e rievoca lo stesso misticismo di una cattedrale gotica. Dal timore si passa alla ricerca, quella di una sosta, di un luogo sicuro, una seduta o un amaca avvinghiata ai pilastri. La ricerca diventa tranquillità, isolati dai rumori della città, della metro, dei bus, in un posto diverso e in un altro tempo. 

Queste le tre sensazioni che ho provato attraversando lo spazio.

 

PAURA 

CURIOSITÁ

TRANQUILLITÁ

 

Che si concludono in quest'ultima, nella colonizzazione dello spazio, con la ghiaia che scricchiola sotto i piedi e l'odore del legno. Un luogo per pensare, per stare in silenzio. Il passo di pilastri crea dei corridoi, dei passaggi orizzontali. 

Alzando lo sguardo ci si sente davvero in un bosco. Nel verticalismo esasperato che simula alberi dai tronchi lunghi, ci si sente parte della stessa natura che poco prima ci intimoriva. Osservando il cielo si riescono a scorgere stormi di uccelli che come navicelle spaziali passano sopra l'ormai nostro e mio pianeta rosso, mentre sono con il naso all'insù, incantato dai disegni prospettici che questo padiglione crea. 

L'unico spazio libero è un salottino, bianco, dove viene utilizzato il marmo Van Den Weghe, questo appare come una radura che si apre in uno spazio naturale, più evidente grazie al materiale, una sorta di oasi, un miraggio. 

Questi elementi cosi armonizzati incoraggiano una ricerca di se stessi o per lo meno è questo quello che è successo a me.

ALBERTO DIBIASE –

 

PALAZZO LITTA  ©Alberto Dibiase

PALAZZO LITTA  ©Alberto Dibiase

PALAZZO LITTA  ©Alberto Dibiase

PALAZZO LITTA  ©Alberto Dibiase