Una lezione inaspettata

 

 

“Ludo guarda! C’è Mimmo Jodice!”

“E chi è?”

“Ma come chi è? Il fotografo! Quel signore con la barba bianca!”

Non avevo mai sentito parlare di questo signore con la barba bianca. E mi chiedevo cosa ci facesse lì, in quel giorno speciale, dove i corridoi del nostro dipartimento si svuotavano per assistere alla cerimonia di conferimento della Laurea Honoris Causa a Ettore Spalletti.

Da quel giorno ho iniziato a “googlarlo”: fotografie, articoli e documentari su Sky Arte. Ho iniziato ad esplorare il mondo del famoso fotografo partenopeo, cercando di comprendere il suo modo di fare arte attraverso la fotografia. Perché è questo ciò di cui stiamo parlando, giusto? Di arte! E allora perché non aprire un piccolo paragrafo sull’arte che ormai è in qualche modo vicina un po’ a tutti?

Una parte della carriera di Jodice che mi ha colpito in particolar modo è quella tra gli anni ’70 e ’80. Comincia a maturare l’idea di immortalare una città ferma, bloccata, senza tempo. Una città libera da tutto ciò che rappresentasse la quotidianità e carica solo di memoria e presenze metafisiche. “Azzerando tutto, resta solo questa architettura scheletrica, questa dimensione di vuoto” (vi consiglio vivamente di vedere il documentario su Mimmo Jodice su SkyArte!).

Questa frase mi ha fatto riflettere, molto. Ho cercato di capire cosa intendesse Mimmo per una città senza tempo e per dimensione di vuoto. Mi sono chiesta se esistesse davvero un posto così, dove tutto è silenzioso, senza memoria né futuro.

E allora un pomeriggio ho deciso; macchinetta al collo e via! Mi sono recata a Laurentino38, il famoso quartiere periferico di Roma sud. Un quartiere formato da questi volumi aerei (i famosi “Ponti”) in parte abbandonati, in parte occupati abusivamente. Popolato da delinquenza e da criminalità più o meno organizzata. Ho deciso di rappresentare, attraverso alcune fotografie, l’abbandono di questo luogo. Grandi strade carrabili occupate da macchine parcheggiate, panni stesi sulle finestre dell’ottavo piano. Ogni tanto passa qualche volante, un ragazzo in motorino, mentre due tre bambini pattinano tra gli enormi “pilotis” dei porticati coperti sotto casa.

Forse era questo di cui parlava Mimmo, o forse no. Sarà che io mentre immortalavo quei momenti, ho pensato alle impressioni di chi avrebbe visto le mie fotografie. Immaginerà un posto abbandonato e dimenticato dalla società. Un angolo di città con ricordi da dimenticare sperando in un futuro migliore.

Ludovica Di Camillo

 

photo - Quartiere Laurentino38, Roma

 ©Ludovica Di Camillo