Uno sguardo dall'alto ©Andrea Sanò

L’educazione al verticale

 

 

Con l’avvento degli skyscreapers e a una sorta di architettura dell’ingegneria, si è giunti ad un nuovo modo di occupare lo spazio, sviluppando vere e proprie città in altezza, divenute ormai il simbolo della potenza dell’uomo.

E’ chiaro tuttavia che queste città non esisterebbero, se alla base mancassero di un forte sostegno economico, accostato a una specifica visione politica e culturale.

Ma da cosa emerge lo sviluppo economico di un paese?

Camminando per le strade ciò che investe l’attenzione dello scrutatore, sintomo di una città in crescita, è la presenza di cantieri.

La costruzione di grattacieli è fortemente condizionata dal retaggio storico e culturale di un paese, e questo è il motivo per il quale ogni qual volta pensiamo a grandi costruzioni, non possiamo non fare riferimento agli Stati Uniti. A farcelo credere sono stati i grandi maestri della scuola di Chicago, come Henry Richardson e Louis Sullivan, con i primi Guaranty Building e Auditorium Building.

La nascita del grattacielo è strettamente connessa alle prime grandi costruzioni in acciaio e allo sviluppo del sistema ascensore. Da qui inizia la vera e propria educazione al verticale, che nei vari paesi del mondo, ha determinato una vera e propria corsa alla costruzione di edifici sempre più eccessivi e duttili, capaci di rivestire ambiti residenziali, commerciali e decisionali.

L’ altezza non è la sola a determinare i caratteri di un grattacielo, si è aggiunta infatti, nel corso del tempo, anche la forma. Se in passato i grattacieli acquisivano una fisionomia più spigolosa ed essenziale, oggi vestono lineamenti più sinuosi. Il punto di arrivo di una crescita tecnologica è divenuto al contempo origine di una società sempre più esigente, che ha cambiato a sua volta le esigenze dei costruttori. Al momento non si è in grado di dare una chiara lettura del futuro prossimo, sono certo però che si continuerà a progettare in altezza e a dare forma a grattacieli sempre più spinti e rappresentativi.

Andrea Sanò