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Learning from cities for city

Journey Map — Imparare dalle città per le città

Ci sono città che non si attraversano soltanto: si ascoltano. Camminando tra le manzane di Barcellona, tra i vuoti e le prospettive di Berlino, nelle stratificazioni silenziose di Lisbona, impariamo che ogni spazio urbano è un racconto collettivo, inciso nel tempo come una cicatrice o una carezza. La sezione "Journey Map" non è un semplice itinerario geografico: è un esercizio di coscienza. Studiare le città significa confrontarsi con le forme del vivere contemporaneo, con le tensioni tra memoria e trasformazione, tra identità e consumo, tra bellezza e abbandono. È uno sguardo che si sporca le mani, che rifiuta la cartolina e cerca invece la verità nei margini, nei quartieri dimenticati, nei vuoti urbani dove la città si rivela.

Guardiamo alle capitali europee non per imitarle, ma per comprenderle.
 

Ogni strada, ogni piazza, ogni periferia diventa una domanda:
che cosa resta umano nello spazio costruito?

E questa domanda ritorna, inevitabilmente, alla nostra terra: l’Abruzzo.

Qui, dove il paesaggio non è sfondo ma destino, dove i borghi resistono come memoria viva e fragile. Per questo il nostro viaggio non è fuga: è ritorno. Un ritorno armato di sguardo critico, di responsabilità, di immaginazione. Dalle città impariamo la capacità di rigenerare senza cancellare, di innovare senza tradire, di abitare senza consumare. Ma soprattutto impariamo a riconoscere ciò che abbiamo già: una qualità dello spazio che altrove si è smarrita. La Journey Map è allora un atto poetico e critico allo stesso tempo. È il tentativo di costruire un nuovo modo di abitare l’Abruzzo, che non sia nostalgico né subalterno, ma radicalmente contemporaneo e profondamente radicato.

Perché ogni città studiata non è un modello da copiare, ma uno specchio.
E in quello specchio cerchiamo il volto futuro della nostra terra.

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